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L’IMAX senza compromessi

  • Luglio 16, 2026
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A tre anni da “Oppenheimer”, Christopher Nolan torna nelle sale con un film girato interamente su pellicola IMAX. Un risultato reso possibile da nuove cineprese, sistemi di isolamento

L’IMAX senza compromessi

A tre anni da “Oppenheimer”, Christopher Nolan torna nelle sale con un film girato interamente su pellicola IMAX. Un risultato reso possibile da nuove cineprese, sistemi di isolamento acustico e soluzioni pensate per conservare le voci registrate sul set. Ma che cosa significa davvero IMAX e perché il formato può cambiare la percezione di un film?


Con Odissea, Nolan porta l’IMAX fino ai dialoghi

Oggi, 16 luglio 2026, arriva nelle sale italiane Odissea, il nuovo film scritto, diretto e prodotto da Christopher Nolan. Sono trascorsi tre anni da Oppenheimer, il film con cui il regista aveva già dimostrato che l’IMAX non deve essere riservato soltanto alle esplosioni, ai paesaggi e alle grandi sequenze spettacolari. Con Odissea, Nolan compie però un passo ancora più ambizioso. Il film è il primo lungometraggio narrativo girato interamente con cineprese IMAX a pellicola. Non soltanto le battaglie, il mare e gli scenari monumentali. Anche i volti, i primi piani e le conversazioni più intime sono stati ripresi nello stesso formato.

Fino a pochi anni fa sarebbe stato molto difficile. Le cineprese IMAX tradizionali sono grandi, pesanti e soprattutto rumorose. Caratteristiche che le rendono straordinarie per la qualità dell’immagine, ma poco pratiche quando bisogna registrare un dialogo in presa diretta.
Per superare questi limiti, Nolan, il direttore della fotografia Hoyte van Hoytema e IMAX hanno lavorato su nuove cineprese e sistemi di isolamento acustico. L’obiettivo era chiaro: utilizzare il grande formato per l’intero film senza dover rinunciare alla voce e all’interpretazione originali degli attori.

Che cosa significa davvero IMAX

Il nome IMAX richiama il concetto di “immagine massima”. Non indica però semplicemente uno schermo più grande. IMAX è un sistema che coinvolge tutte le fasi dell’esperienza cinematografica: la ripresa, il formato dell’immagine, la lavorazione del materiale, la proiezione, la geometria della sala e la riproduzione sonora.

Nel corso degli anni sono nate diverse configurazioni IMAX. Esistono sale digitali, sistemi con proiezione laser e installazioni in grado di mostrare copie su pellicola 70mm. Anche i film distribuiti con il marchio IMAX possono avere origini differenti. Alcuni vengono girati con cineprese digitali certificate. Altri vengono rimasterizzati per la proiezione nelle sale del circuito. Il formato più particolare rimane però quello analogico. In ripresa utilizza una pellicola da 65mm. Per la proiezione viene impiegata una copia da 70mm, nella quale lo spazio aggiuntivo viene utilizzato anche per le informazioni necessarie alla copia cinematografica. Quando si parla di IMAX 70mm o 15/70, ci si riferisce proprio a questo sistema.

Perché la pellicola IMAX scorre in orizzontale

La differenza rispetto al cinema tradizionale comincia dal movimento della pellicola. Nelle cineprese cinematografiche 35mm, il nastro scorre generalmente in verticale. Ogni fotogramma occupa una porzione relativamente contenuta della pellicola, normalmente corrispondente a quattro perforazioni.

Nelle cineprese IMAX analogiche, invece, la pellicola da 65mm scorre in orizzontale. Ogni singolo fotogramma si estende lungo quindici perforazioni. Da qui deriva la definizione 15-perf o 15/65. Lo scorrimento laterale permette di utilizzare una superficie molto più ampia per ogni immagine. Il fotogramma IMAX misura circa 70,4 × 56,6 millimetri. È quindi molto più grande di un fotogramma cinematografico 35mm.

Non è soltanto la larghezza nominale della pellicola a fare la differenza. È il modo in cui quella superficie viene sfruttata. Un supporto più grande può registrare una quantità maggiore di informazioni. Inoltre, per ottenere un’immagine delle stesse dimensioni sullo schermo, richiede un ingrandimento proporzionalmente inferiore. Questo contribuisce alla pulizia e alla precisione dell’immagine finale.

Più nitidezza, senza perdere la materia della pellicola

Il primo vantaggio visibile dell’IMAX è la nitidezza.

La grande superficie del negativo permette di conservare dettagli molto fini. I contorni appaiono definiti, le texture rimangono leggibili e anche gli elementi più piccoli possono mantenere una notevole precisione quando vengono proiettati su uno schermo di grandi dimensioni. Nolan descrive il formato come capace di offrire un’immagine estremamente nitida, con pochissima grana visibile quando il negativo è esposto, stampato e proiettato correttamente.

Questo non significa che l’immagine diventi fredda o artificiale. La pellicola conserva una struttura organica. La grana non scompare, ma viene distribuita su una superficie molto più grande e appare quindi più fine. Restano le leggere variazioni dell’emulsione, le transizioni progressive nelle alte luci e una particolare ricchezza nella resa dei colori, dei grigi e delle zone scure.

La sensibilità della pellicola continua ad avere un ruolo importante. Un negativo meno sensibile presenta normalmente una grana più compatta. Un’emulsione più rapida può rendere la texture più evidente, ma permette di lavorare in condizioni di illuminazione più difficili. Il risultato è un equilibrio particolare. L’IMAX può offrire un’immagine molto dettagliata senza eliminare la sensazione fisica e materica tipica dell’analogico. Per questo è difficile tradurre la sua resa in un singolo valore digitale, come 12K, 16K o 18K. La qualità finale non dipende soltanto dalla quantità teorica di informazioni. Entrano in gioco l’obiettivo, la messa a fuoco, l’esposizione, l’emulsione, lo sviluppo, la copia e il sistema di proiezione.

La sensazione di profondità

L’IMAX non produce automaticamente un’immagine tridimensionale. Può però generare una forte sensazione di profondità anche senza utilizzare occhiali 3D.

Una parte di questo effetto deriva dalle dimensioni dello schermo e dalla struttura della sala. L’immagine occupa una porzione più ampia del campo visivo. I bordi diventano meno evidenti e lo spettatore percepisce maggiormente lo spazio rappresentato. La profondità dipende anche dalle scelte fotografiche. Nolan e Van Hoytema utilizzano spesso ottiche relativamente ampie, avvicinando la cinepresa ai personaggi. Il volto rimane centrale, ma l’ambiente non scompare. Il soggetto e lo spazio continuano a esistere nella stessa inquadratura.

Il grande formato modifica anche la gestione della profondità di campo. A parità di inquadratura e apertura, una superficie di acquisizione più ampia può produrre una zona nitida meno estesa. Il passaggio tra soggetto e sfondo appare quindi più graduale e la separazione dei piani può risultare più evidente. Questo aumenta però la difficoltà operativa. La messa a fuoco deve essere estremamente precisa. Un errore minimo, poco evidente su uno schermo tradizionale, può diventare chiaramente visibile durante una proiezione IMAX.

Un formato più alto e immersivo

Il formato IMAX 70mm può raggiungere un rapporto d’aspetto di 1,43:1. È un’inquadratura molto più alta rispetto al classico formato panoramico 2,39:1. Non aggiunge spazio ai lati, ma permette di mostrare una porzione maggiore dell’immagine sopra e sotto i personaggi.

Questo cambia il modo di costruire l’inquadratura. Un corpo può essere mostrato nella sua interezza senza perdere l’ambiente. Un edificio può svilupparsi verticalmente. Il cielo, il mare o una montagna possono occupare una parte più importante della composizione. La figura umana appare maggiormente immersa nello spazio.

Nelle sale IMAX digitali è molto comune anche il rapporto 1,90:1. Rimane più alto rispetto al formato panoramico tradizionale, ma non raggiunge l’estensione verticale dell’1,43:1 disponibile soltanto in alcune strutture compatibili. Per un film come Odissea, questa caratteristica assume un valore narrativo preciso. Il viaggio di Ulisse mette continuamente l’essere umano in rapporto con il mare, il paesaggio, gli dèi e le forze della natura. Il formato alto permette di conservare contemporaneamente il personaggio e la vastità del mondo che lo circonda.

Cineprese grandi e riprese molto brevi

La qualità del fotogramma IMAX comporta limiti fisici importanti. La cinepresa deve trasportare una grande quantità di pellicola a una velocità elevata. Il movimento deve fermare e posizionare ogni fotogramma con estrema precisione, ventiquattro volte al secondo. L’autonomia non viene quindi determinata principalmente dalla batteria, come accade con una moderna videocamera digitale. Il vero limite è la quantità di pellicola contenuta nel magazzino.

Un rullo da 1.000 piedi, pari a circa 305 metri, permette di registrare soltanto 2 minuti e 57 secondi a 24 fotogrammi al secondo. Al termine, la cinepresa deve essere fermata e il magazzino sostituito. Questa caratteristica influenza l’intero ritmo della produzione. Le prove devono essere accurate. La troupe deve sapere esattamente quando iniziare a girare. Gli attori lavorano sapendo che la durata di ogni ripresa è limitata. Il reparto macchina deve controllare continuamente la quantità di negativo disponibile.

Anche i costi aumentano rapidamente. Ogni minuto richiede centinaia di piedi di pellicola. A questi si aggiungono lo sviluppo, il controllo del negativo, la scansione, il montaggio, la conservazione e la produzione delle eventuali copie destinate alla proiezione. Il costo dell’IMAX non dipende quindi da una sola cinepresa particolarmente costosa. Deriva da un’intera filiera più complessa, lenta e specializzata.

Il rumore: il limite più difficile da superare

Il problema più evidente delle cineprese IMAX analogiche è il rumore. La macchina deve far scorrere una grande quantità di pellicola davanti all’otturatore. Il sistema meccanico produce un suono intenso, facilmente percepibile anche a distanza. Durante una battaglia o una scena ambientata in mezzo al mare, questo limite può essere gestito. In un dialogo intimo, invece, il rumore della cinepresa rischia di coprire le voci degli attori.

Per molto tempo, le produzioni hanno utilizzato le cineprese IMAX soprattutto per le sequenze spettacolari. Le scene di dialogo venivano girate con macchine più silenziose oppure richiedevano un lavoro successivo di ADR. L’ADR consiste nella registrazione in studio delle battute originali. Gli attori osservano la scena già girata e ripetono il dialogo cercando di ricostruire ritmo, intenzione e sincronizzazione.

Non si tratta del doppiaggio italiano. Sono gli interpreti originali a registrare nuovamente la propria voce. Nolan preferisce però mantenere, quando possibile, il suono raccolto durante la vera interpretazione. La voce registrata sul set conserva il respiro, la tensione fisica e le reazioni del momento.

Come Nolan ha cercato di evitare il ridoppiaggio

Per Odissea, IMAX ha sviluppato una nuova generazione di cineprese a pellicola, compresa la IMAX Keighley Film Camera. La macchina è stata progettata per essere più pratica e meno rumorosa rispetto ai modelli precedenti. La riduzione del rumore non era però sufficiente per tutte le situazioni. Per le scene più intime, la troupe ha quindi inserito la cinepresa all’interno di un grande involucro insonorizzato, chiamato blimp.

Il sistema aveva dimensioni paragonabili a quelle di una bara e, una volta assemblato, poteva superare le 300 libbre, equivalenti a oltre 136 chilogrammi. Per sostenerlo sono state necessarie piastre in acciaio e strutture rinforzate sui carrelli. Il blimp attenuava il rumore meccanico e rendeva possibile registrare dialoghi utilizzabili direttamente sul set. Le sue dimensioni generavano però un altro problema.

Quando la cinepresa veniva collocata tra due attori, questi non riuscivano più a guardarsi direttamente. La distanza e l’ingombro alteravano la linea degli occhi e rendevano più difficile mantenere una vera connessione durante la scena. La soluzione è stata un sistema di specchi.

Gli attori guardavano il riflesso del proprio interlocutore, posizionato in modo da mantenere lo sguardo vicino all’obiettivo. In questo modo la cinepresa poteva restare tra i personaggi, mentre gli interpreti continuavano a percepire la presenza, i movimenti e le reazioni reciproche. Queste soluzioni non garantiscono necessariamente che ogni singola battuta del film sia stata conservata senza alcun intervento successivo. Hanno però permesso di ridurre il ricorso sistematico all’ADR e di utilizzare la presa diretta anche nelle scene girate con cineprese IMAX. È questo il vero passo avanti compiuto con Odissea. Il grande formato non viene più trattato come uno strumento da riservare ad alcuni momenti. Diventa il linguaggio visivo dell’intero film.

Perché ha senso utilizzare l’IMAX

L’IMAX ha senso quando le sue caratteristiche contribuiscono al racconto. Può valorizzare un paesaggio, una battaglia o una grande architettura. Ma può essere altrettanto efficace su un volto, un gesto o un momento di silenzio. Il grande negativo registra il dettaglio. Lo schermo gli restituisce una dimensione fisica.

Il vantaggio non consiste soltanto nel vedere un’immagine più grande o più definita. Cambia la relazione tra lo spettatore e ciò che viene mostrato. Lo schermo occupa maggiormente il campo visivo. Gli ambienti sembrano estendersi oltre i bordi. I personaggi acquistano presenza. La texture della pellicola mantiene una componente organica anche quando la nitidezza è molto elevata.

Naturalmente non è la soluzione ideale per ogni produzione.

Richiede budget importanti, personale specializzato, una pianificazione rigorosa e una gestione complessa del materiale. Le cineprese sono ingombranti. Le riprese sono brevi. La messa a fuoco è critica. Il rumore deve essere controllato. Inoltre, soltanto alcune sale possono mostrare integralmente il rapporto d’aspetto 1,43:1 o proiettare una vera copia IMAX 70mm.

Il formato, da solo, non rende automaticamente migliore un film. Offre però strumenti visivi difficili da riunire con altri sistemi.

Con Odissea, Nolan utilizza questi strumenti senza limitarli alle scene più spettacolari. Porta l’IMAX dentro i dialoghi, i volti e la recitazione. Non soltanto per mostrare qualcosa di più grande, ma anche per avvicinare lo spettatore ai personaggi.

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